Storia

La società venne fondata il 28 febbraio 1919 col nome di Pro Patria et LibertateNonostante ciò, gli albori del calcio bustocco risalgono al 1881, data della fondazione della Società Ginnastica Pro Patria et Libertate, una delle più anziane e gloriose società sportive italiane (che praticava periodicamente il calcio anche se in maniera ufficiosa), dalla quale la squadra di calcio eredita la celebre casacca biancoblù. Ma il primo club calcistico locale affonda le radici nei primi anni del Novecento, con l’Aurora che nella stagione 1907 disputa le prime partite ufficiali. Nei dieci anni e più che la separarono dalla nascita della Pro Patria, videro la luce altre squadre locali, che però ebbero un’esistenza piuttosto breve. Solo grazie all’iniziativa dall’ex capitano dell’Aurora, Piero Guidali, tornato mutilato dalla guerra, nascerà la squadra della Pro Patria.

A metà della stagione 1912-1913 l’Aurora era decisa a salire in Promozione ma a fine gennaio venne sconfitta fuori casa per 3-0 dalla Pro Lissone. Balzò subito all’occhio del dirigente bustese Luigi Ferrario la minor dimensione del terreno di gioco della squadra locale, in raffronto a quello dell’Aurora, ubicato a Busto Arsizio, nella zona dell’attuale via Cesare Battisti. Venne immediatamente inviato reclamo al C.R.L. per dimensioni non regolamentari del terreno di gioco (70 metri di lunghezza) del campo lissonese, unitamente al C.S. Saronnese e S.G. Gallaratese. Il Comitato Regionale Lombardo non accettò il reclamo, e l’Aurora si rivolse così alla Presidenza Federale in Torino. Il 20 febbraio 1913, dopo un sopralluogo a Lissone di un dirigente federale che constatò che effettivamente il terreno di gioco non era regolamentare, la presidenza federale decise così che tutte le gare disputate sul campo Lissone erano da annullare e sarebbero state rigiocate sul campo più vicino, a Monza, ad iniziare dalla gara Pro Lissone-Aurora in data 9 marzo 1913. I lissonesi preferirono rinunciare alla gara inoltrando un forfait anticipato al C.R.L. e l’Aurora ebbe gara vinta per 0-2: guadagnò due punti e raggiunse la Trevigliese in vetta alla classifica.

La gara di spareggio venne disputata in data 6 aprile 1913 sul campo sportivo “Pro Gorla” di Gorla Primo, terminò con il risultato di 2-1 in favore dell’Aurora permettendo alla squadra bustocca di salire nel campionato di Promozione, pari all’attuale Serie B. Nelle annate seguenti sfiorò in un paio di volte l’accesso alla massima serie nazionale.

La nuova società Pro Patria, viene costituita ufficialmente il 28 febbraio 1919, presso il Caffè Brugioli, quando venne convocata un’assemblea e Guidali pronunciò questo discorso: “Nonostante fossimo tutti ragazzi di valore e coraggio, già prima della guerra, sparsi in tante, troppe formazioni o società, non fummo in grado di costituire una grande squadra, che potesse rappresentare con onore il nome di Remigio Bossi, uno dei padri fondatori della Pro Patria Busto. Adesso che siamo reduci dalla guerra, il cercare di rimettere in piedi preesistenti società sarebbe un’autentica follia. Perciò, visto che si deve ricominciare daccapo, io dico di unirci tutti quanti in una sola grande società, capace di difendere degnamente il nome e il prestigio di Busto Arsizio”.

La Pro Patria fa il suo esordio ufficiale nel campionato di Prima Categoria 1919-1920 con una gara disputata il 1º dicembre 1919 a Busto Arsizio contro il Luino e vinta 1-0 grazie al gol di Scarani nel secondo tempo.

Nell’anno 1921 la USB Pro Patria et Libertate, vantava circa un migliaio di soci, con ampia rappresentanza tra i meno abbienti.

L’esordio in Divisione Nazionale, massima serie dell’epoca, avvenne il 23 settembre 1927. Nella stagione 1928-1929 la Pro Patria fu una delle squadre qualificate al primo campionato di Serie A della storia. In quel campionato vi fu la contestata gara del 20 gennaio 1929 a Novara, con sconfitta per 3-2, in cui il centrocampista Nicolò Giacchetti, sino ad allora presente in 34 gare di massima categoria, colpì l’arbitro Gama, protagonista di un arbitraggio contestatissimo, venendo per questo motivo squalificato per un anno. Il giudice sportivo, squalificò inoltre diversi dirigenti ed altri giocatori della compagine bustocca.

Alla stagione 1930-1931 risale l’appellativo “Tigrotti” che da allora ha caratterizzato e tuttora sostanzia squadra e tifoseria: fu una felice intuizione del famoso giornalista della Gazzetta dello Sport Bruno Roghi, che in seguito fu anche a lungo storico direttore della rosea stessa. Coniò per giocatori della Pro Patria il termine di “Tigrotti”, in virtù dello spirito, del carattere combattivo espresso sul terreno di gioco dagli stessi giocatori bustocchi, con un articolo pubblicato su “La Domenica Sportiva” (supplemento festivo de La Gazzetta dello Sport), il 12 marzo 1931.

La Pro Patria retrocesse in Serie B al termine del campionato di Serie A 1932-1933. Il campionato di Serie B 1933-1934 era allora articolato su due gironi di tredici squadre. La Pro Patria fu inserita nel girone A, tra nord e centro Italia, oltre a Catanzarese, Messina e Cagliari. Il presidente cav. Cozzi affidò la direzione tecnica all’ex nerazzurro Pietroboni, programmando una pronta risalita nella massima serie.

Vennero ceduti all’Ambrosiana Paolo Agosteo e Natale Masera, e al Livorno Alfredo Monza, facendo un buon incasso. Al loro posto vennero ingaggiati, il portiere Bonifacio Smerzi dall’Ambrosiana, Giuseppe Fiammenghi dal Milan e Antonio Severi dal Legnano. I biancoblù giocarono ad alto livello, guadagnarono la terza posizione con 30 punti, 49 reti all’attivo, 25 al passivo, l’ammissione al girone finale, ma non la promozione in Serie A, che andò alla Sampierdarenese. Mario Loetti firmò 11 gol, Antonio Severi 7, Carlo Azimonti 6, Giovanni Candiani 5.

Il portiere Smerzi fece il suo esordio alla 7ª giornata, non subendo reti sino alla 12ª. Alla 9ª giornata fa registrare una delle più ampie vittorie esterne della sua storia, andando ad imporsi per 5-0, allo stadio Ferruccio, di Seregno, con le reti di Antonio Severi, Mario Loetti e Mario Dalfini, oltre a due autogol.

Nella stagione successiva la Pro Patria, alle prese con una gravissima crisi societaria, dovuta al peggioramento repentino delle fiorenti industrie tessili della zona a causa delle sanzioni imposte all’Italia per la guerra d’Etiopia, vide a forte rischio il prosieguo della propria attività calcistica. Chiuse il campionato 1934-35 sul fondo della classifica, scontando il declassamento nella nuova Serie C di nuova istituzione, in surrogazione della Prima Divisione. Il presidente Cozzi rassegnò le dimissioni e nessuno volle subentrare. Dopo alcune insistenze accettò la carica di commissario straordinario il rag. Francesco Castiglioni, già presidente della Pro Patria Ginnastica-Atletica. Egli proseguì nel risanamento societario, nonostante il periodo bellico, e facilitò l’avvento del cavalier Giovanni Calcaterra, protagonista nel’41 del ritorno della Pro Patria in Serie B, dopo il primo posto nel girone C del campionato di Serie C 1940-1941.

Il campionato di Serie C 1940-1941 era articolato su otto gironi. Le squadre che si classificavano al primo posto erano ammesse a due gironi finali con diritto di accesso alla serie B per le prime due di ogni girone. La Pro Patria, inserita nel girone C (composto da 16 squadre), vinse il proprio raggruppamento, davvero alla grande, con 52 punti conquistati davanti a Biellese (44 punti) e Varese (40 punti). Venne stabilito un record difficile tuttora da eguagliare, contraddistinto da 24 partite vinte, 4 pareggi, 2 perse, 67 gol fatti e 20 solo subiti. Il presidente cavalier Giovanni Calcaterra, aveva affidato la guida tecnica al bustocco Natale Masera, brillante attaccante biancoblù degli anni trenta, con trascorsi nell’Ambrosiana-Inter, nel Napoli, nel Bari e nel Varese.

La rosa dei titolari era formata dal portiere Antonio Turconi, detto Turconi I, non spettacolare, ma sobrio ed efficace, la linea difensiva schierata con i quattro “mastini” Borsani, Antonio Bernacchi, Giovanni Ivaldi e Felice Renoldi. A centrocampo lo storico capitano Egidio Crippa, nel ruolo di centromediano metodista a dirigere le operazioni, con a supporto le mezze ali Borra ed Erba, all’occorrenza dava una mano in difesa e passava di prima palle invitanti alle punte Fasoli, Gallazzi e Pierino Dondi. Fasoli, scattava, saltava l’avversario ed andava a rete sovente. Gallazzi era un vero panzer, segnava da ogni posizione, grazie al suo tiro potente e implacabile, vero incubo per l’avversario di turno. Dondi, ala sinistra, scaltro, sornione e navigato: aspettava l’attimo fuggente per condannare l’avversario. Supportati a turno da Angelo Turconi, detto Turconi II, il quale diverrà in seguito una colonna della Pro in Serie A, Ferrario, Giancarlo Crespi, Gustavo Tremolada, Cesare Canavesi, Giovanni Guidi, Emilio Massironi, Giovanni Barberis e Franco Ballarati. Alla settima giornata di campionato la Pro Patria aveva già conseguito 5 vittorie e due pareggi. Nell’arco delle trenta gare vale la pena rammentare il 5-0 all’Omegna, il 4 a 1 a Pavia e Lecco fuori casa, ed il 3 a 1 rifilato al Legnano in casa.

Il presidente Peppino Cerana, dopo la salvezza sofferta della stagione 1948-1949 era intenzionato a costruire una squadra che potesse giocarsela con le migliori, pronto a stendere un programma ambizioso ma concreto, cercando di mantenere i migliori elementi della rosa biancoblù e cercando rinforzi validi. Già nell’aprile del 1949, cercò di piazzare un colpo a sensazione: László Kubala che arrivò a Busto da esule. Purtroppo, la formazione bustocca non poté mai farlo giocare per motivi burocratici.

Con la disastrosa stagione del campionato di Serie A 1952-1953, culminata con la retrocessione in Serie B, dopo sei campionati consecutivi nella massima serie, il sodalizio andò incontro anche ad una grave crisi societaria, che per poco non minò seriamente, anche l’esistenza stessa della Pro Patria.

La grave situazione in cui venne a trovarsi la società, trovò un’ancora di salvataggio in Mario Bettini che venne eletto commissario straordinario. Riuscì in breve tempo a mettere assieme i cocci della vecchia dirigenza, portando anche nuovi soci. Dopo una tumultuosa assemblea tenutasi nella palestra di via Concordia, si giunse ad un nuovo consiglio che elesse come presidenti, Angelo Garavaglia e Pietro Labadini. La squadra venne affidataGiacinto Ellena, mediano anni quaranta tra le file di Torino e Fiorentina. L’esordio nel campionato di Serie B 1953-54 avvenne a Treviso, il 13 settembre 1953 con roboante vittoria dei tigrotti per 5-2, che scesero in campo con questa formazione: Danelutti, Guglielmo Toros, Giovanni Visintin, Franco Frasi, Gian Battista Odone, Emilio Lavezzari, Ettore Mannucci, Enrico Pratesi, Norberto Höfling, Franco Danova, Alessandro Pin.

Il 6 giugno 1954, alle ore 16:30 la Pro Patria, affrontò il Cagliari a Roma nello spareggio promozione, sconfiggendolo per 2-0, grazie ad una doppietta di Mannucci (11′ e 42′ del secondo tempo), rientrando, dopo una sola stagione, in Serie A. La formazione biancoblù scesa in campo per lo spareggio fu la seguente: Angelo Uboldi, Spartaco Donati, Guglielmo Toros, Franco Frasi, Antonio Fossati, Bruno Orzan, Ettore Mannucci, Franco Danova, Norberto Höfling, Enrico Pratesi, Silvano Chiumento.

La Pro Patria et libertate, lasciata la Serie A nel giugno 1956, nel campionato successivo andò incontro ad una nuova ed amara retrocessione, scivolando addirittura in Serie C. Il comitato di reggenza formato da Garavaglia, Montani e Labadini, che aveva tenuta in piedi la società nell’ultimo anno e mezzo diede le dimissioni. La gestione societaria fu assunta da alcuni imprenditori con commissario straordinario il dott. Ercolino Caimi; in seguito venne poi eletto presidente Daniele Pini. La gestione tecnica venne affidata al duo formato da Cesare Pellegatta come Direttore Tecnico e da Beniamino Jo Santos, come allenatore.

La rosa dei giocatori era formata da tutti elementi provenienti dalla zona e comprendeva i portieri Danelutti e Filè, i terzini Azimonti, Taglioretti e Danilo Colombo, i mediani Rimoldi, Rondanini, Zagano, Pin e Vittorino Calloni, gli attaccanti Benvenuto Quaglia, Moroni, Turconi, Bernasconi, Mungai e Pagani. Il mediano Mario Colombo, in disaccordo con la società, decise di astenersi da ogni attività per due anni, al fine di ottenere la disponibilità del cartellino.

La squadra riconquistò la serie B al termine del campionato di Serie C 1959-1960, vincendo il girone A.

Dopo un sesto posto nel campionato di Serie B 1961-1962, la Pro Patria et Libertate lasciò seconda serie al termine del campionato 1965-1966. Dopo aver conquistato il quinto posto nel girone A del campionato di Serie C 1967-1968, iniziò la discesa che portò ad evitare un’ulteriore retrocessione nel girone A del campionato di Serie C 1970-1971 solo grazie alla miglior differenza reti con la Triestina.

L’ultimo posto al termine del campionato di Serie C 1971-1972 decretò quella retrocessione che era stata evitata in extremis l’anno precedente.

La conquista della Serie C avvenne nella stagione 1974-75 con la vittoria del girone B sotto la presidenza di Peppino Mancini e sotto la guida tecnica di Adelio Crespi, che poteva contare su una rosa composta da giovani promesse come Mela, Bosani, Bartezzaghi e Brunini, e gente esperta come Piaceri, Frigerio, Crugnola, Berra, Croci, Carminati, Brusadelli, Arturo Bosani, Fornara e Bosco. In occasione dei festeggiamenti per il salto di categoria vennero organizzate due amichevoli di lusso con la Juventus e a Varese con la nazionale di Fulvio Bernardini.

La società riconquistò la Serie C1 al termine del campionato 1981-1982, classificandosi seconda alle spalle della Carrarese di Corrado Orrico. In C1 rimase però per una sola stagione, segnata anche da una serie episodi dubbi legati al calcio-scommesse che sarebbe poi esploso nelle stagioni successive. Ottenne il penultimo posto a soli 29 punti.

Il miglior piazzamento fu il quarto posto ottenuto nel girone B del campionato di Serie C2 1985-1986.

Alla fine della stagione 1987-1988, arrivò ultima nel girone B e retrocedette in Interregionale. La stagione fu costellata da problemi economici, di infortuni ma soprattutto dalla morte di Andrea Cecotti, colpito da trombosi carotidea durante l’incontro Treviso-Pro Patria al 28′ di gioco; sarebbe morto sei giorni dopo, il 14 novembre 1987, nell’ospedale del capoluogo della Marca.

La crisi finanziaria, causata da una scellerata gestione, fece retrocedere il club fino a farlo scivolare in Eccellenza, al termine del campionato 1991-92.

La risalita iniziò durante la stagione 1993-94, al termine della quale vinse il campionato di Eccellenza. Nell’annata seguente ottenne un piazzamento a centroclassifica in Interregionale.

La squadra ritornò a calcare i campi del mondo professionistico nella stagione 1995-96: la “Pro Patria et Libertate” non si iscrisse al Campionato di Serie D di quell’anno (pur rimanendo attiva la partita IVA e il numero di matricola FIGC) e l’allora Gallaratese, che aveva appena acquisito sul campo il titolo per partecipare al campionato di Serie C2, cambiò sede legale, colori sociali e nome (operazione permessa delle N.O.I.F. – Norme Organizzative Interne della Federazione – in quanto Busto e Gallarate sono paesi confinanti). Pertanto la Pro Patria fece ritorno nei campionati professionistici, dando vita alla “Pro Patria Gallaratese G.B. Srl” (in breve “Pro Patria Srl”) e mantenendo la matricola FIGC della Gallaratese. Quell’anno, con Mario Beretta in panchina, arrivò ai play-off, dove in semifinale venne eliminata dal Lumezzane.

La stagione seguente, con Carlo Garavaglia, arrivò al 3º posto finale e venne poi eliminata (vittoria andata 0-1 a Sesto, sconfitta 2-0 in casa) in semifinale play-off dalla Pro Sesto di Cristian Brocchi, poi al Milan.

Nella stagione 1997-1998 arrivò al 4º posto ed in semifinale play-off incontrò la Triestina di Gambaro, Coti e Zampagna, perse la gara di andata 2-0. Al ritorno si portò sul 2-0 con reti di Polvani al 51′ e Bandirali all’85’. Nel mezzo ci furono diverse invasioni del terreno di gioco dei tifosi alabardati: in una dei queste colpiscono con uno schiaffo il proprio giocatore Bambini. Con il doppio vantaggio sarebbe stata qualificazione, ma gli alabardati segnarono al 97′ con Gubellini, in un’azione convulsa. La gara venne sospesa al 98′ per invasione di campo di alcuni sostenitori bustocchi che cercarono di colpire l’arbitro. Il Giudice Sportivo assegnò così partita vinta alla Triestina con lo 0-2, squalificando anche lo stadio Speroni, per due giornate. Al termine di quel play-off alcuni dirigenti (Caravatti) uscirono dalla società, fondando la Nuova Gallaratese, che si reiscrisse al campionato di Terza Categoria.

Nel dicembre del 1999, arrivò la famiglia Vender a prendere le redini della società.

Nella stagione 2000-2001, si piazzò al secondo posto, con Gianfranco Motta in panchina; in semifinale play-off incontrò ancora la Triestina di Ezio Rossi da cui venne eliminata.

Durante la stagione 2001-2002, nel mese di febbraio, Gianfranco Motta venne sostituito da Carlo Muraro, ex attaccante dell’Inter degli anni ottanta. Arriva ai play-off con il quarto posto, in semifinale incontra il Novara e lo elimina pareggiando in casa la gara di andata per 1-1 con reti al 32′ pt Salvalaggio (Pro) e 34′ pt Palombo (N). Al ritorno i tigrotti approdano in finale con la vittoria per 2-1 grazie ad una spettacolare doppietta di Stefano Dall’Acqua che segna prima di astuzia al 18′ del primo tempo e poi raddoppia con una punizione-missile da trenta metri al 55′ che s’insacca nel sette. In finale play-off affronta la Sangiovannese di Leo Acori e la supera. con un doppio 1-0, siglato da Simone Erba in Toscana e Marco Zaffaroni in casa, venendo promossa in Serie C1, dopo vent’anni di assenza. La squadra titolare era la seguente: Capelletti (Massimiliano Caniato), Toniolo, Dato (Pennacchioni), Asara, Salvalaggio, Zaffaroni, Erba (Ferraresso), Arioli, Dall’Acqua, Manicone, Romairone (Porfido); a disposizione Sgroni, Mariani, Trezzi, R. Colombo.

Arrivano poi due finali di Coppa Italia di Serie C successive: nel 2002-2003 contro il Brindisi (0-1 e 1-1 in Puglia) e nel 2003-2004 contro il Cesena (4-1 in Romagna e sconfitta interna 0-1), con Patrizio Sala in panchina.

La stagione 2004-2005 si concluse con il 10º posto finale.

Nel campionato 2005-2006 con in panchina Gian Cesare Discepoli sconfisse in casa il Genoa per 4-3, imbattuto da oltre un anno.

La stagione 2006-2007 fu travagliata e la salvezza sofferta. Inizialmente Marco Rossi sedeva in panchina ma fu poi sostituito da Loris Dominissini alla 15ª giornata. Quindi tornò Rossi, con cui furono evitati i play-out di un soffio, grazie a tre vittorie consecutive nelle ultime tre giornate. In particolare l’impresa riuscì anche grazie ad una partita che è passata alla storia: quella contro il Pisa allo “Speroni”. La Pro Patria, sotto di 2 reti dopo mezz’ora, ed in 10 uomini, prima pareggia, e poi, con un altro espulso per ciascuna squadra, segna altre due reti per un finale di 4-2.

Nel campionato 2007-2008, in panchina viene riconfermato Marco Rossi. Dopo un buon girone d’andata, chiuso nelle prime posizioni, perde poi molte posizioni in classifica fino a giocarsi la salvezza ai play-out contro l’Hellas Verona. La partita di andata, giocata al Bentegodi di Verona, finisce 1-0 per i padroni di casa con rete dell’ex Morante al 95′. Al ritorno pareggio per 1-1 (37′ Negrini per la Pro e al 90′ Zeytulaev per il Verona), che sancisce la retrocessione in C2, dopo sei campionati.

Il 26 giugno 2008, a Milano, avviene il passaggio di proprietà con la famiglia Vender, mentre la maggioranza passa ad un nuovo gruppo, guidato da Giuseppe Zoppo ed il Dott. Roberto Cerboni (che però abbandona quasi subito), che scelgono come nuovo allenatore Franco Lerda. Il 31 luglio 2008, in seguito all’esclusione di diverse società tra Serie B ed ex C1 (in particolare la Lucchese), viene ripescata in Prima Divisione 2008-2009 (ex Serie C1). Il 9 novembre 2008, superando il Cesena 3-1, nell’incontro valevole per l’undicesima giornata, arriva a quota mille vittorie (conteggiando solo quelle di campionato).

Parallelamente, a marzo 2009, emergono i primi segnali di una situazione finanziaria altamente deficitaria; il direttore generale, Francesco Lamazza, viene sollevato dal suo incarico per aver criticato pubblicamente il presidente Zoppo, di cui i tifosi iniziano a chiedere le dimissioni. Viene nominato d.g. Flaviano Tonellotto, ex presidente della Triestina, che però se ne va dopo 3 giorni, a causa delle durissime contestazioni subite allo stadio dalla squadra e tifosi con il tecnico Franco Lerda che lo accompagna direttamente alla macchina.

Il 2 aprile 2009, la società viene dichiarata fallita dal Tribunale di Busto Arsizio per debiti. Il rag. Luca Regalia è nominato curatore fallimentare. Quattro giorni dopo, su provvedimento del Gip di Busto Arsizio, la Guardia di Finanza arresta l’ex patron Giuseppe Zoppo, accusato di bancarotta fraudolenta: dopo aver perso tutti i suoi soci nell’acquisto della società tigrotta, e dopo non essere riuscito a rivenderla a luglio 2008, avrebbe dirottato le sovvenzioni degli sponsor su suoi conti privati, bloccato i pagamenti ai creditori e smesso di versare gli stipendi.

Il 3 giugno 2009, alla terza ed ultima udienza utile, la Società “Aurora Pro Patria 1919”, guidata dalla famiglia Tesoro, acquisì il ramo d’azienda del fallimento, dando così continuità alla storia della Pro Patria. Il tutto mentre la squadra era impegnata nei play-off. Il 31 maggio, i biancoblù avevano affrontato nella gara di andata di semifinale play-off la Reggiana al Giglio, imponendosi per 5-4, in una partita rocambolesca che al 36′ del primo tempo vedeva i tigrotti soccombere per 3-0, facendo partire poi una rimonta storica che al 38′ vedeva Do Prado, accorciare, quindi Mosciaro tre minuti dopo. Al quarto d’ora della ripresa arrivò il pareggio bustocco con Cristiano di testa, quindi il vantaggio ancora con Do Prado, a cui fece seguito il pareggio dei padroni di casa. Ad un minuto dalla fine Do Prado realizzò la sua personale tripletta su rigore, per un netto fallo subito da Toledo, fissando il punteggio sul 5-4 finale per la Pro.

In finale affrontò il Padova fuori casa. La partita terminò sullo 0-0, con Giambruno che al 9′ di gioco, para un rigore al patavino Rabito. La gara di ritorno si gioca allo “Speroni”, che viene esaurito in prevendita già al primo giorno. Alla fine del primo tempo i padovani rimangono in 10 uomini per l’espulsione del terzino Di Venanzio per doppia ammonizione. Alla Pro, basterebbe lo 0-0, per essere promossa e la squadra sembra giocare per mantenere quel risultato che però è pericoloso, infatti a 10′ dal termine Di Nardo, su un rimpallo manda la palla in rete e due minuti dopo, su contropiede, complice anche un errore difensivo biancoblù, raddoppia. Nei minuti finali Urbano accorcia le distanze, fissando il punteggio sul 2-1 e allo scadere, in pieno recupero, Do Prado fallisce clamorosamente un gol, colpendo di testa centrale, nonostante la favorevole posizione: è l’ultima azione della partita, la Pro Patria perde una promozione in un campionato che avrebbe sicuramente meritato di vincere, probabilmente anche a causa della vicenda societaria e del disinteresse di alcuni giocatori che abbandonano immediatamente il campo di gioco, tra i quali Music, Fofana, Correa e Do Prado, che il giorno dopo, il 22 giugno, è già accasato tra le file del Cesena, neopromosso in Serie B.

Il 26 giugno la FIGC assegna il titolo sportivo alla nuova società Aurora Pro Patria 1919 S.r.l..

Per la stagione 2009-2010, la panchina venne affidata inizialmente a Giuseppe Manari (nella stagione precedente secondo di Lerda). Essendo Manari privo del patentino, come tecnico figurò il preparatore dei portiere Raffaele Di Fusco. Furono solo sei i confermati dal campionato precedente, Enrico Morello, Bruccini, Melara, Giambruno, Polverini e Domenico Cristiano, mentre arrivano Nicholas Caglioni, Mario Pacilli, Antonio Aquilanti, Matteo Serafini, Matteo Pivotto, Tommaso Chiecchi, Giovanni Passiglia, Mathias Urbano, Francesco Ripa e lo svizzero Lombardi. La squadra però non ingranò e restò inesorabilmente a fondo classifica. All’ottava giornata, a seguito della sconfitta in Toscana contro il Figline, maturata all’89’, Manari consegnò le dimissioni ed al suo posto fu chiamato Vincenzo Cosco. La situazione inizialmente sembrò migliorare, ma le sconfitte continuarono a fioccare e la squadra restò inchiodata in piena zona playout. Pertanto anche Cosco, dopo la sest’ultima giornata, si dimise da allenatore a causa di dissidi col patron Savino Tesoro e per dare una scossa positiva alla squadra. Al suo posto fu promosso allenatore il preparatore dei portieri Raffaele Di Fusco, che aveva già coadiuvato il primo allenatore Manari. La situazione rimase comunque estremamente critica, tant’è che dopo appena due settimane Di Fusco tornò ad essere solo preparatore dei portieri: il nuovo allenatore fu, dal 20 aprile 2010, Gianluca Gaudenzi, a cui però non riuscì il miracolo di raddrizzare la stagione: la Pro infatti, il 30 maggio, retrocesse in Lega Pro Seconda Divisione, in seguito al doppio confronto ai play out con il Pergocrema (2-2 in casa, 1-1 in trasferta, con cremaschi salvi in virtù del miglior piazzamento al termine della stagione regolare).

Il 18 giugno 2010 la Pro Patria chiama sulla sua panchina l’allenatore Raffaele Novelli, che nel 2009-2010 aveva guidato il Sorrento, puntando apertamente all’immediata promozione in Prima Divisione.

Il campionato inizia bene, con una squadra che si issa fin dall’inizio alle posizioni di vertice in classifica. Il 28 settembre 2010, tuttavia, il presidente Antonio Tesoro rassegna le dimissioni a causa delle incomprensioni con il padre Savino Tesoro, proprietario della squadra, il quale a sua volta manifesta la volontà di non investire più nel club e di volerlo cedere a titolo gratuito in tempi rapidi. A novembre, dopo oltre un mese senza l’arrivo di alcun acquirente, Tesoro minaccia di mettere in liquidazione la società e causarne la radiazione dal calcio professionistico italiano. L’amministrazione comunale bustocca, capitanata dal sindaco Gigi Farioli e dall’assessore allo sport (e presidente onorario della Pro Patria) Alberto Armiraglio, interviene per ovviare alla difficile situazione e scongiurare l’avvio della procedura di liquidazione; vista la mancanza di acquirenti, decide di fondare il consorzio “La Tigre nel Cuore”, basato sull’azionariato popolare. Nel consorzio dovrebbero figurare anche alcuni noti imprenditori locali, che versando importanti quote di capitale, dovrebbero permettere di salvare la Pro Patria. Intanto, nonostante la difficile situazione societaria, la squadra continua a vincere e, grazie al lavoro del segretario generale Giuseppe Iodice, riesce a limitare i danni in classifica derivanti dal dissesto societario (che si traduce in ritardi nei pagamenti di stipendi e contributi), riducendo a 7 i punti di penalizzazione.

La squadra riesce infine a concludere il campionato Lega Pro Seconda Divisione 2010-2011 piazzandosi in zona play-off, nei quali incontra dapprima la Pro Vercelli (battuta all’andata 5-2 allo stadio Speroni di Busto Arsizio e poi incapace di ribaltare il risultato nella gara di ritorno, vinta per solo 2-0) e poi in finale il FeralpiSalò. Il doppio confronto con i verdazzurri gardesani si conclude 1-1 all’andata (giocata a Busto), mentre il ritorno a Salò finisce 2-1. La Pro Patria non riesce pertanto a conquistare la promozione, mentre sul fonte societario le quote azionarie passano nelle mani dell’imprenditore Pietro Vavassori, che la iscrive al campionato successivo.

Nel campionato 2011-2012 i biancoblu pagano una penalizzazione record di 13 punti, senza la quale sarebbero stati a lungo al comando della classifica. Questa penalizzazione viene poi diminuita di due punti. La Pro Patria continua l’inseguimento ai play-off: se è vero che, al netto del pesante fardello della penalizzazione sarebbe stata promossa in Lega Pro Prima Divisione con due giornate di anticipo, alla fine della stagione si deve accontentare del settimo posto.

La formazione bustocca, priva di penalizzazioni, inizia bene il campionato 2012-2013. Dopo la ventiduesima giornata, grazie alla vittoria sul Castiglione, si ritrova al primo posto in classifica con una partita in meno. Dopo un girone d’andata trionfale e uno di ritorno con qualche difficoltà, la squadra di mister Firicano riesce, con la vittoria (0-2) al Natal Palli di Casale Monferrato a riconquistare la Lega Pro Prima Divisione, chiudendo il campionato al 1º posto. I biancoblù riconquistano così la terza serie dopo 3 anni in Seconda Divisione.

Il 12 giugno 2013 il patron Vavassori annuncia la volontà di disimpegnarsi dalla gestione della Pro Patria; per un mese si succedono trattative per il passaggio delle quote, che portano a un nulla di fatto. La squadra viene iscritta senza la necessaria fidejussione al 30 giugno, ma a 2 giorni dalla scadenza per la presentazione dei ricorsi, Vavassori ci ripensa e resta al timone della società. La squadra chiude il campionato 2013-2014 al tredicesimo posto, venendo ammessa al nuovo campionato di Lega Pro unica.

Al termine dell’annata 2014-2015 la Pro Patria perde i play-out contro il Lumezzane e retrocede in serie D, dopo aver disputato tutta la stagione regolare nelle ultime posizioni della classifica ed aver subìto tre cambi di allenatore. Il 31 agosto 2015 tuttavia la squadra bustocca viene ripescata in Lega Pro per occupare uno dei posti lasciati liberi dal fallimento di alcuni club e dalle penalizzazioni subite da altri per casi di illecito sportivo. Ai primi di settembre si concretizza la cessione del club, che passa da Pietro Vavassori nelle mani di una cordata capeggiata dalla società Sport Plus 4 You s.r.l., composta da un team di professionisti guidati dall’ex giocatore Fulvio Collovati (che assume le cariche di amministratore delegato e direttore generale) con la collaborazione degli imprenditori Patrizia Testa e Nazareno Tiburzi. La nuova proprietà esprime quale presidente del club l’avvocato Emiliano Nitti, mentre alla guida della prima squadra viene chiamato Alessandro Oliva.

Tuttavia la squadra, composta in pochi giorni e quasi senza un periodo di preparazione pre-campionato, si rivela in ritardo di condizione e inadeguata alla categoria, perdendo con molti goal di scarto le prime partite della stagione: dopo quattro turni, il 5 ottobre, il tecnico Oliva viene esonerato e sostituito transitoriamente da Angelo Mastropasqua, cui il 20 ottobre 2015 subentra Alessio Pala.

La situazione tuttavia non migliora: il 6 novembre, con la squadra ancora a zero punti, Fulvio Collovati si dimette dalle sue cariche, restando solo consigliere d’amministrazione. Non sortisce egualmente effetto l’ulteriore avvicendamento in panchina tra Pala (complice lo sgradimento di una parte della rosa) e Mastropasqua: complice una penalizzazione di tre punti per inadempienze burocratiche pregresse i biancoblù restano a fondo classifica e infine retrocedono matematicamente in Serie D alla 30ª giornata, a seguito della sconfitta esterna per 3-1 contro il Padova.

Nella stagione 2016-2017 la Pro Patria, inserita nel girone B di Serie D e affidata alla guida del tecnico Roberto Bonazzi, pur inserendosi nelle posizioni di testa non riesce mai ad insidiare la posizione di capolista, occupata inizialmente dalla Pergolettese e infine dal Monza (che vince il raggruppamento e sale di categoria con anticipo sulla fine della stagione regolare). Sul finire del girone di ritorno una serie di risultati negativi concilia la rottura tra la squadra e il tecnico: quest’ultimo, dopo aver lamentato per alcune settimane una preparazione imperfetta e uno scarso impegno dei tesserati, si dimette il 13 aprile 2017. In sua sostituzione viene chiamato Ivan Javorcic. La squadra accede alla fase per gli spareggi promozione ma viene eliminata per 2-1 in semifinale dai bresciani del Ciliverghe Mazzano.

L’allenatore croato viene confermato dal Direttore Sportivo Sandro Turotti anche per la stagione 2017/2018. La Pro Patria trova subito un’impronta di gioco ben definita. I risultati sono positivi e viene a crearsi un dualismo con un’altra corazzata del girone B di Serie D,il Rezzato. Un “testa a testa”, con sorpassi e contro sorpassi, fino a due giornate dal termine del campionato, quando i biancoblu battono 4 – 1 il Darfo Boario e conquistano la promozione diretta in Serie C. Una vittoria che consente l’accesso alle finali scudetto. A San Giovanni Valdarno, il 2 giugno, arriva lo storico scudetto di Serie D. Pro Patria campione d’Italia grazie al 2 – 1 contro la Vibonese. Un traguardo che consente ai tigrotti di apporre il tricolore sulla maglia della stagione 2018/2019, quella del Centenario.